mercoledì 2 dicembre 2009

In difesa della Storia dell’Arte nella scuola

Pubblicato da valentina.mirabile


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Secondo l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) l’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità. L’Italia detiene anche un altro primato, poco noto: è l´unico paese al mondo che preveda nei propri programmi scolastici l´insegnamento della storia dell´arte. Tale primato è giustificato, come ricordato poc’ànzi, dall´inestimabile patrimonio artistico di cui gli italiani sono titolari. Nonostante ciò, nulla è cambiato rispetto alla legge Gentile, grazie alla quale, ottantacinque anni fa, l’insegnamento della storia dell’arte fu introdotto in alcune scuole secondarie. Gli orari in otto decenni sono rimasti immutati e la collocazione della disciplina è molto spesso mortificante.

Cenerentola dell´insegnamento classico in Italia“, così la storia dell’arte fu battezzata al suo ingresso ufficiale nelle scuole con la Riforma Gentile e così viene definita ancora oggi dalle professoresse dell´Anisa, l´associazione che dal 1950 raccoglie i docenti di storia dell´arte di tutta l’italia. “Dopo Religione, è la disciplina meno presente nei classici», esemplifica Clara Rech, preside del liceo romano Augusto e attuale presidente dell´Anisa. “Il tempo giudicato insufficiente per l´educazione fisica è ritenuto invece più che decoroso per la storia dell´arte. Inoltre ,come afferma Teresa Calvano, guida dell´Anisa fino al settembre scorso, “Capita spesso che alla storia dell´arte venga destinata l´ultima ora, come fosse una materia leggera e glamour […] al termine di una gravosa giornata dedicata alle lingue antiche o alla storia. D´altronde anche all´epoca di Gentile era considerata una disciplina per signorine, introdotta nei licei classici e negli istituti femminili“. La questione, ancora di scottante attualità, non riguarda semplicemente il tempo dedicato a questa materia nelle scuole, ma anche e soprattutto la scarsa condiderazione che si ha di essa. Il 27 novembre l’ANISA pubblicava un comunicato stampaIn difesa della Storia dell’arte nella scuola”. “Il Regolamento concernente il Riordino dell’Istruzione è alle ultime battute.[…] In questi giorni […] si sta meditando in sede ministeriale se sia il caso di operare alcune modifiche nei quadri orari circolanti in bozza con potenziamenti di alcune discipline al triennio. E’chiaro che in questa ipotesi la disciplina più a rischio tornerebbe ad essere la storia dell’arte nel liceo Classico […]  e nel liceo Musicale e Coreutico […]. Oltre a ciò, non si ravvisa il minimo spiraglio di accoglienza della richiesta avanzata più volte dall’ANISA di non eliminare l’insegnamento nell’istruzione tecnica e professionale dove attualmente la disciplina è presente come elemento di alta qualificazione formativa. Una volta di più si vuol ribadire che la Storia dell’arte si qualifica come fondamentale per la crescita della persona e per la formazione del cittadino, specie in un Paese come l’Italia. […]  Si auspica pertanto fermamente che non sia più messa indiscussione la quota oraria riservata alla disciplina che, è bene sottolinearlo – è il minimo possibile per un insegnamento dignitoso ed efficace.” Clara Rech (Presidente Nazionale ANISA per l’educazione all’arte)
La  lettera ha ricevuto una pronta risposta dal nostro Presidente che si impegna asostenere la validità e la sempre maggiore diffusione della storia nell’arte nelle scuole” . Poichè: ” L’educazione al bello e la divulgazione della conoscenza dell’enorme patrimonio artistico del nostro e di altri Paesi serve a favorire una migliore comprensione fra le diverse culture“. (vedi originale) A questo punto non resta che aspettare e sperare che le istanze avanzate dall’Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte, vengano accolte e che la storia dell’arte non sia più considerata la “cenerentola dell´insegnamento classico in Italia”.
Tale documento si inserisce in una lunga serie di iniziative che, nel 2009, la stessa ANISA ha avviato in difesa della storia dell’arte. Tra questi è di rilevante importanza la lettera inviata il 24 giugno 2009 da ANISA e FAI al Presidente della Repubblica. “Roma, 24 giugno 2009 Al Presidente della Repubblica – On.le Dr. Giorgio Napolitano Signor Presidente, Ci rivolgiamo alla Sua attenzione nell’intento di ribadire la centralità dell’educazione all’arte e alle forme complesse del suo sviluppo storico nella formazione civica e culturale dei giovani. Nella profonda convinzione che la Scuola rivesta un ruolo strategico per la trasmissione di tali valori e di tali principi, durante le ultime settimane è sorto un movimento che – prendendo ad esempio il modello dell’esperienza italiana di quasi un secolo – intende promuovere l’insegnamento della storia dell’arte nei sistemi scolastici di tutti i paesi membri dell’Unione Europea. L’Appello che a tal fine è stato lanciato e che Le sottoponiamo è stato accolto ad oggi da oltre 2200 firmatari ed è sostenuto da autorevoli studiosi e prestigiose istituzioni: dalla Francia alla Spagna, al Portogallo, alla Germania, alla Slovenia, si sta diffondendo una nuova consapevolezza che nella storia della creatività e della produzione artistica riconosce il germe di un sentire comune, un terreno fecondo che, con la bellezza, ha visto fiorire la democrazia e la pace. Crediamo che la diffusione di un insegnamento obbligatorio della storia dell’arte possa fortemente contribuire ad una accelerazione del processo di maturazione di una cultura comune europea che non rinunci al contempo al confronto e alla vigile custodia dell’identità di ogni popolo. A fronte di tale entusiastica spinta di dimensione europea, Signor Presidente, non è possibile ignorare viceversa alcuni segnali molto preoccupanti che giungono – in controtendenza – proprio dal nostro Paese. A dispetto della tradizione consolidata e ricchissima maturata dalla scuola italiana nell’insegnamento della storia dell’arte, registriamo con profondo rammarico che i nuovi curricula elaborati dal Ministero della Pubblica Istruzione prevedono un pesante ridimensionamento se non addirittura la drastica eliminazione della disciplina, in particolare in molti settori dell’istruzione tecnica e professionale. Un provvedimento quanto mai sorprendente, se solo si pensa che tali riduzioni orarie riguarderanno, tra gli altri, l’indirizzo tecnico per il turismo, uno dei più strategici per il rilancio economico del nostro Paese e avranno conseguenze gravi per la cultura artistica diffusa dei cittadini italiani. Alla Sua sensibilità ed al Suo impegno incessante vogliamo affidare queste riflessioni, confidando in un Suo autorevole interessamento che possa incoraggiare, sul piano nazionale come nel più vasto contesto europeo, un riconoscimento concreto della storia dell’arte nella formazione scolastica. […] Con sinceri ossequi, Clara Rech (Presidente ANISA-Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte); Giulia Maria Crespi (Presidente FAI- Fondo Ambiente Italiano); Marisa Dalai Emiliani (Presidente Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli -Sapienza Università di Roma); Cesare De Seta (Professore all’Istituto italiano di Scienze Umane di Firenze)”

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Commenti

  • Complimenti, ottimo articolo che mi vede concorde con la riflessione che la “diffusione di un insegnamento obbligatorio della storia dell’arte possa fortemente contribuire ad una accelerazione del processo di maturazione di una cultura comune europea che non rinunci al contempo al confronto e alla vigile custodia dell’identità di ogni popolo”…
    Grazie

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